domenica 26 giugno 2016

Le streghe di Baceno: una strage dimenticata



"Noi vicario del vescovo e del giudice suddetto, prescriviamo e ordiniamo quanto segue: 
Si conti fino a circa dodici giorni a partire da oggi. Allo scadere di questi il giudice secolare manderà un ordine affinché ci venga rivelato se qualcuno abbia saputo, visto o sentito dell'esistenza di una persona eretica o di una strega, per diceria o sospetto, in particolare se si tratta di persona che pratichi cose tali da nuocere agli uomini, alle bestie o ai frutti della terra. Se costui non obbedirà ai nostri ordini e non testimonierà entro il termine stabilito sappia che sarà trafitto dalla spada della scomunica..."


Inizia il regime del terrore voluto dalla Chiesa. Inizia sempre così! 
Probabilmente, anche a Baceno questo avviso fu affisso sul portone della chiesa dedicata a San Gaudenzio.
Nelle ore seguenti cosa succede? 
Sempre la stessa cosa. 
Le persone si guardano, si scrutano, controllano che nessuno possa dubitare. 
La Santa Inquisizione era capace di creare uno stato di terrore pari a quello delle grandi dittature moderne.
In quelle ore qualcuno decide di parlare, denunciare!

Una ragazza si presenta ai curati di Baceno. Si chiama Elisabetta del fu Antonio de Giuli, soprannominata "la bastarda". Denuncia 4 donne accusandole di averla indotta a partecipare ad un sabba cui diede il nome di "gioco dei monti di Devero". Senza indugio i curati arrestano le donne e le conducono presso le carceri di Crodo.

Non aspettavano altro! Gli avvisi erano chiari. 
Loro volevano le streghe! 
Che poi non esistessero è un dettaglio marginale....
Le donne vengono tradotto nel carcere vescovile di Novara. 

Tra le 4 arrestate vi è anche una donna chiamata "la Gianola", scampata ad una denuncia di stregoneria qualche anno prima. 

La Gianola denuncia altre due donne. 
In un crescendo di miseria umana e paura ancestrale si giunge all'arresto di 21 donne e 2 uomini. 
Tutti accusati di stregoneria. L'arresto era solo l'anticamera dell'inferno!

Era la fine dell'inizio e per molte donne l'inizio della fine!

Prima di essere interrogate le donne venivano denudate e rasate alla ricerca del marchio del diavolo, che spesso consisteva in un piccolo neo vicino all'iride dell'occhio. Se questo non veniva trovato si risaliva ad altri possibili "marchi del diavolo" come macchie sul corpo, nei posizionati in luoghi diversi dall'occhio e nei casi più cruenti si ricercava qualche zona del corpo insensibile al tatto. Questa era la prima tortura cui vennero sottoposte le nostre donne Ossolane (con molta probabilità). Il loro corpo veniva martoriato da spilloni appuntiti alla ricerca di queste zone considerate insensibili. 

Si procedeva al primo interrogatorio.

"Data est tormentis ad tempus, quartae partis horae circiter"

L'inquisitore domandava alla donna che aveva di fronte se avesse partecipato al sabba, se si fosse accoppiata con il demonio o se avesse fatto del male ad altri uomini o donne. 
Le donne tendevano a non rispondere. In loro si sommava paura, stordimento ed anche incomprensione rispetto alla lingua utilizzata. 
I frati domenicani utilizzavano una lingua diversa dal dialetto in uso nelle valli. Per questo motivo spesso il cancelliere della santa inquisizione svolgeva anche le funzioni di interprete.
Gli interrogatori si susseguono in un crescendo di dolore e sadismo da parte dei frati.
Se non veniva ammesso il peccato per il quale la donna era stata arrestata di giungeva alla tortura.

"Data est tormentis ad tempus, quartae partis horae circiter". La donna veniva torturata inizialmente per un periodo corrispondente ad un quarto d'ora, circa. Era l'inizio della dolorosa strada verso l'inferno! Ma la strada non è mai retta, non prevede una sola forma di depravazione. Le donne, prima di essere torturate, venivano spogliate e minuziosamente ispezionate: si guardava sotto la lingua e tra le natiche, dopodiché le si aprivano le gambe ed il frate stesso verificava con le dita che non venivano nascosti in quel luogo amuleti o filtri che potessero lenire le sofferenze della tortura".

Il procedimento appena descritto non veniva considerato tortura ma alla stregua di un controllo per verificare che i dolori impartiti dagli inquisitori avessero successo! 
Agli inizi del 1600 a Novara veniva utilizzato il curlo, per estorcere le confessioni alle donne. 
Il curlo consisteva nella sospensione della donna ad una fune per provocare slogature alle braccia. 

La presunta strega a Novara, grazie all'astuzia degli inquisitori che si sono succeduti nella città piemontese, si ritrovava appesa per le braccia ma con le gambe divaricate sul tavolo della tortura! Le corde venivano issate e poi rilasciate per procurare maggior dolore possibile alla persona sotto inchiesta! A questo punto la donna aveva l'unica alternativa della confessione.
Quale poteva essere l'alternativa? continuare a subire torture che distruggevano il corpo e la mente? 
Nel caso delle streghe di Baceno arrivano le confessioni.
Il martedì o il giovedì le streghe che partecipano al sabba si riuniscono in una casa di Baceno o di Croveo, i loro corpi vengono cosparsi dalle altre con uno speciale unguento ed attendono. Attendono l'arrivo del proprio demonio, che poteva presentarsi sotto diverse forme, tra cui quella di un cavallo nero. La strega veniva caricata dal proprio diavolo sulle spalle e portata al Sabba, che si svolgeva sulle pendici del Cervandone. 

I frati domenicani hanno fatto il loro dovere, hanno fatto confessare le donne!
Le donne non sono normali, sono streghe!
Devono essere condannate!
Alle donne di Baceno e di Croveo furono sfortunate in quanto non furono arse vive.
No, nel nostro caso niente rogo purificatore!
Le Streghe di Baceno marcirono nelle carceri vescovili novaresi, tra topi, zanzare ed ogni altro essere che poteva annidarsi in quelle luride celle!
Dieci di loro trovarono la morte per mano della Santa Inquisizione in questo orribile modo. 
Quelle che si salvarono non ebbero sconti dalla vita in quanto furono costrette a vivere come mendicanti e chiedere un tozzo di pane di casa in casa...

F. Casalini

Gli avvenimenti narrati in questo articolo si riferiscono al secondo processo, avvenuto nel periodo 1609-1611, ai danni delle donne di Baceno. Nei prossimi articoli affronteremo il primo processo, del 1575, in cui due donne vennero arse vive nel rogo purificatore.

Bibliografia:
- Sebastiano Vassalli: "La chimera". 1990 Giulio Einaudi editore.
- Natale Benazzi e Matteo D'Amico: "Il libro nero dell'inquisizione". 1998 Piemme editore.
- John Edwards: "Storia dell'inquisizone".2006 Arnoldo Mondadori editore.
- Quaderno dei sentieri del passato di Roberta Cavallino e Daniele Godio. Provincia di Novara, assessorato alla cultura.

Fonte:
viaggiatoricheignorano

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Flirtare con gli SMS e la CHAT?

Sono un'assidua lettrice del Cosmopolitan che tratta di svariati argomenti e ve ne cito uno... Naturalmente si parla in generale e ho pensato di aggiungere qualche >>considerazione personale...Magari può servire

Se la montagna non va da Maometto...

Tu gli hai mandato un SMS tutto carino, dopo aver pensato per 3 ore alle parole più adatte da scrivergli, e lui ti risponde il giorno dopo con un monosillabo? Niente panico, leggi qui!

1. Non c'è bisogno che ti faccia venire un attacco di panico nel tentativo di mandargli il messaggio intrigante perfetto. Perché tanto ti risponderà comunque "Ok" con una mano sola, mentre con l'altra addenta qualcosa. Rilassati. Io ho rovinato intere serate altrimenti fantastiche con delle amiche che erano lì di fronte a me rompendo le scatole su cosa avrei dovuto scrivergli.
>> Si sa, la maggior parte degli uomini è di poche parole oppure sono grafomani solo in particolari occasioni

2. Non analizzare ossessivamente ogni cosa che dice lui – non ci ha pensato QUANTO lo hai fatto (o lo stai facendo) tu. Se ti scrive "sono davvero morto, facciamo giovedì?", non tirarti scema chiedendoti se sta vedendo un'altra, perché se è "DAVVERO morto" probabilmente ieri è uscito e ha fatto tardi. È stanco. Vuole che vi vediate giovedì. Più vai in paranoia, meno spontanea (e più paranoica) sarai con lui.
>>E' molto facile fraintendere per sms/chat, certo...Ma mai vedere il peggio dove non c'è: rischiate di offenderlo.

3. A volte i ragazzi che ti scrivono i messaggi più belli sono i peggiori fidanzati. Una delle mie rotture più dolorose è stata quella con un ragazzo che mi ha scritto i messaggi più belli che abbia mai ricevuto in vita mia (adesso sto uscendo con un altro che è altrettanto bravo però, quindi non prenderla come regola assoluta).
>>Una mia conoscente, appunto si vantava degli sms smielati del suo ragazzo ed erano a pochi passi dalle nozze...Peccato che lui, a insaputa di lei, sui siti per rimorchiare si autodefiniva "gigolò" e aveva un linguaggio di scaricatore di porto.
 
4. E alcuni di quelli che ti mandano i messaggi peggiori sono i migliori fidanzati. Solo perché non se la cava bene con il cellulare, non vuol dire che non sia una persona divertente (e interessante, dolce, sexy, affidabile, e che non abbia altre qualità non da sociopatico). Sono uscita qualche volta con un ragazzo che non era esattamente uno "scrittore," e via messaggio rispondeva a monosillabi, ma se lo avessi liquidato per questo, mi sarei persa un tipo davvero okay: uno può essere davvero okay in molti modi diversi.
>>Se uno non è bravo con le parole se la caverà meglio con i fatti...Pensateci.
 
5. Se aspetta tre ore prima di risponderti (cavolo, magari anche cinque), non vuol dire che lui ti consideri un tremendo mostro marino con una vagina di sale. Mi è capitato che mi bruciassero gli occhi perché avevo passato tutta la giornata a fissare il cellulare in attesa di una risposta. Ma aveva solo da fare. Smettila di ossessionarti (vedi al punto 2).
>>Ecco, ripeto, ossessionarvi non serve a niente...Relax.
 
6. Se speri che lui ti scriva dopo il vostro bellissimo primo appuntamento, non vuol dire che sei una persona "complicata" o patetica. Cerca di non confondere il concetto di "persona complicata" con quello di "persona umana ragionevole che ha le sue necessità." Sono due cose molto diverse. E poi, se è stato bello, anche lui vorrà sicuramente parlare con te.

7. Ma se dopo un fantastico primo appuntamento non è lui il primo a scrivere, sentiti libera di farlo tu. Se a lui piaci quanto lui piace a te, non è importante chi scrive per primo. Se invece non è così, e ti sembra che lui abbia l'impressione che sei un po' "appiccicosa", allora non è il ragazzo giusto per te. È un principio fondamentale che vale in ogni caso quando esci con un ragazzo, e non solo per i messaggi. Se lo avessi capito prima, ci avrei messo molto meno a capire gli uomini.
>>Se la montagna non va da Maometto...

8. Se state insieme già da un po', non c'è bisogno di farti venire il panico se ti manda meno messaggi. Vuol dire semplicemente che adesso siete più vicini nella vita quotidiana. A me capitava di preoccuparmi che lui potesse pensare che la nostra relazione non aveva più nulla da dire o che lui mi desse per scontata, ma era solo che lui si sentiva così a suo agio all'interno del nostro rapporto che non aveva più il bisogno di messaggiarmi in continuazione. Ed è bello!
>>Non rimaneteci male inutilmente: il vostro ragazzo vi ama sempre anche se vi scrive di meno rispetto agli inizi della vostra relazione.

9. Mai e poi mai litigare via sms. Chiamalo! Le pause mentre litigate, quelle in cui ti fissi sui "…" nei messaggi, ti faranno venire un infarto. Sì, se dovete litigare a voce potresti anche finire in lacrime, ma è meglio che farlo via messaggio, dove le cose precipitano più velocemente ed è anche molto facile fraintendere.
>>Attenzione: non prendete alla lettera il consiglio qui sopra: a volte è ancora meglio spegnere il cellulare e lasciare che il nervoso suo (e tuo) passi...Ne parlerete con calma quando avrete sbollito e sarete (suppongo) più ragionevoli.

10. Fare il gioco di chi pensa che "è meglio aspettare prima di rispondere" è un'assoluta perdita di tempo per tutti e due. Se, come me, anche tu sei pienissima di robe da fare e non hai tempo di giocare, scrivigli e basta. Impara da me, che di tempo ne ho perso. Chi si perde in questi giochi non ha niente da dire a parte giocare.
>>Starà a voi capire quando è il caso di lasciar passare qualche tempo e quando non sprecarlo e approfittarne delle occasioni...

11. Sì, il tuo messaggio gli è arrivato. Lo ha ricevuto. Non ridurti a mandargli un altro messaggio per assicurartene. E se lo fai, fagli una foto e salvala, così potrai riguardarla ogni volta che ne senti il bisogno, e ti ricorderai di quanto è stato umiliante.
>>Oddio, questa è da patetici, davvero!

Cosmopolitan

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giovedì 23 giugno 2016

Notte di San Giovanni: la Magia in Campania


Nell’immaginario popolare esistono notti dotate di un particolare potere magico, capaci di far riaffiorare da tempi e luoghi segreti, energie mistiche e divinatorie.
Tra queste, la notte di San Giovanni, che cade proprio tra il 23 e il 24 Giugno.


“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte

inciampi nei miei più segreti pensieri?”

Shakespeare
Nel folklore popolare questa ricorrenza gode di un particolarissimo alone di mistero oltre che di una straordinaria valenza simbolica. Si narra infatti, che proprio in questa particolare notte, streghe e janare si riunissero intorno al famoso “Noce di Benevento” per la cerimonia considerata tra le più antiche nel mondo dell’occulto: “Il sabba”, strano rituale in cui donne devote al demonio ungevano il proprio corpo con unguenti a base di grasso animale in grado di conferire loro il potere di librarsi nell’aria.
Probabilmente proprio in una simile credenza si radica la tradizione del “nocillo” (o nocino che dir si voglia) particolare liquore a base di noci dal potere energizzante (ed in alcuni casi curativo) molto utilizzato in Campania. Chi vuole produrre il suo nocillo pare debba proprio aspettare questa notte per raccogliere le noci con il mallo ancora morbido ed iniziare l’infusione.

Tantissime sono le tradizioni legate alla magica notte di San Giovanni, soprattutto nel Sud Italia dove, come ricordava il grande antropologo Ernesto De Martino, magia, fede e superstizione sembrano ancora oggi intrecciarsi e fondersi; dando vita ad una vasta ed affascinante cultura popolare ricca di riti, strane credenze e bizzarre abitudini.
Fino a metà degli anni ’60, nel napoletano ma in generale in tutta la Campania, persisteva la convinzione che la notte compresa tra il 23 e il 24 giugno fosse dotata di un inquietante potere divinatorio. Allo scoccare della mezzanotte ogni uomo, terreno e finito, poteva spalancare la propria porta sull’occulto mediante riti di chiaroveggenza in grado di svelare particolari futuri legati all’amore, alla fortuna o alla salute.

Non è un caso quindi che proprio le giovani donne fossero, in un certo senso, considerate le vere protagoniste di questa straordinaria ricorrenza. Nell'alto casertano nonne, mamme e vecchie zie raccontano di un inquietante rito in voga fino a metà del secolo scorso secondo cui le giovani vergini, dopo aver recitato una preghiera nude davanti allo specchio, avrebbero potuto vedere riflessa per qualche secondo l’immagine del loro futuro sposo. E coloro che non si sarebbero mai sposate, magari vittime di una morte prematura? In quel caso avrebbero visto riflessa l’immagine di una bara da morto.
Ma questa non sembra essere l’unico rituale legato all’amore. Nel napoletano le giovani erano solite sciogliere del piombo in un recipiente pieno acqua e lasciarlo a riposo per tutta la notte. Il piombo fuso a contatto con l’acqua, nel suo indurirsi, è solito assumere le forme più inusuali e disparate, in questo caso però tali forme venivano considerate ”divinatorie“. Si credeva che il solidificarsi della sostanza non avvenisse a caso, ma secondo leggi occulte e misteriose che avrebbero fatto assumere all’elemento una forma che avesse a che fare con il mestiere svolto dal futuro marito: una scarpa per un calzolaio, un paio di forbici per un sarto, un martello per un fabbro e via dicendo.
Tale pratica pare fosse in uso anche in altre zone d’Italia ma con la variante dell’uovo al posto del piombo.


Ad avere un ruolo centrale in questa strana notte è il mare. Sulle coste di tutta Italia, infatti, vige l’usanza di appiccare fuochi in spiaggia in onore del santo aspettando la mezzanotte per fare il bagno. Nei paesi vesuviani, però, tale tradizione si impernia su credenze sostanzialmente diverse e ben più inquietanti. Pur mantenendo la tradizione dei falò, che rende le nostre spiagge ancor più suggestive,  è consuetudine che i giovani uomini non debbano bagnarsi perché, proprio nel giorno di San Giovanni, il mare potrebbe portarli via con sé.
C’è inoltre chi, proprio nella notte dei falò, raccoglie la sabbia (considerata benedetta) portandola in camera da letto come “amuleto” per combattere la sfortuna.

Nonostante oggi tutto questo possa sembrare superato e forse addirittura bizzarro, è importante sapere che queste tradizioni hanno in realtà origini antichissime le cui radici possono essere rintracciate nei riti propiziatori e nei cerimoniali legati al solstizio d’estate.

vesuviolive.it

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