“Essi
si staccano dalle fedi, si staccano dalle speranze.
Vogliono
dissipare la nebbia, aprirsi una via.
Conoscenza
di sé e, in sé, dell’Essere – ciò essi cercano
E un
tornare indietro per essi non c’è”
(Introduzione
al vol. I di “Introduzione alla Magia”, Edizioni Mediterranee, Roma 1987, p. 8)
Precisamente
a fine Gennaio del 1927, 90 anni fa, fu pubblicato il primo fascicolo del
nascente Gruppo di Ur, quale espressione non solo di una redazione impegnata
nello studio di tematiche spiritualistiche, delle sue implicazioni tanto
teoretiche quanto e soprattutto operative, ma anche di una vera e propria
catena fluidica in cui molti ed autorevoli esoteristi dell’epoca prestarono la
loro penna, il sapere, la loro pratica tramutatoria. Questa ricorrenza verrà
celebrata a Napoli nel mese di Ottobre con un simposio internazionale di studi
ermetici, organizzato dall’Ass. Il Cervo Bianco e dalla testata online
EreticaMente.net, a cui non solo Il Primato Nazionale ha concesso il proprio
patrocinio, ma a cui parteciperà anche l’associazione Fons Perennis con una
propria relazione sulla Religione Romana. Nell’esaminare le vicende e le
dinamiche profonde che caratterizzarono il sodalizio magico più noto del ‘900,
il Gruppo di Ur, alcuni studi hanno dimostrato quanto importante debba essere
l’interazione dell’esegesi del testo con i riferimenti biografici dei
protagonisti e con la dimensione ascetico – rituale ivi espressa. La rilevanza
che giustamente bisogna attribuire all’esperimento magistico coadiuvato dalla
particolare e spigolosa quanto centrale personalità di Julius Evola si
comprende non relegando tutta tale vicenda quale mera continuazione
pubblicistica delle precedenti riviste di matrice pitagorica con Atanor ed
Ignis, curate dalal magistrale figura di Arturo Reghini.
Ur
nacque e si sviluppò proprio con l’intendimento di superare le particolarità di
ogni singola scuola esoterica, di rendere ogni indirizzo atto al confronto ed
alla sana “contaminazione” con percorsi differenti ma non irriducibilmente
diversi. Un’attenta analisi testuale potrà confermare una linea di
realizzazione magica ed interiore che venne tematizzata ed esposta con
correlazioni di insegnamenti diversificati ma interconnessi tra coloro. Ogni
esoterista, sia egli di provenienza antroposofica, pitagorica, kremmerziana o
lo stesso Evola, nella redazione di ogni singolo insegnamento si preoccupò, con
rimandi, note e glosse, di far comprendere al lettore come la pratica o la
dottrina esposta avesse carattere organico con quanto espresso da altri
esponenti. La Scienza dell’Io si prefigurò come un tentativo sia di determinare
un preciso stato ontologico di libertà interiore, quanto un tentativo di
condizionare in senso altamente pagano l’indirizzo politico della fine degli
anni 20’. Le parole scritte da Evola nella sua biografia spirituale sono
abbastanza esaustive a riguardo:
“Vi
era però anche un fine più ambizioso, cioè l’idea che su quella specie di corpo
psichico che si voleva creare potesse innestarsi, per evocazione, una vera
influenza dall’alto. In tal caso non sarebbe stata esclusa la possibilità di
esercitare, da dietro le quinte, un’azione perfino sulle forze predominanti
nell’ambiente generale di allora” (Il Cammino del Cinabro, Edizioni
Mediterranee, Roma 2014, p. 163).
Tutto
ciò determinò la creazione di una vera e propria catena magica, con diramazioni
anche al di fuori di Roma, in cui precise Istruzioni di Catena (si veda quanto
esposto in merito nel vol. II di Introduzione alla Magia) vennero fornite e
poste in atto:
“Intendiamo
che la catena, che per tale via avesse da costituirsi, abbia una finalità
essenzialmente iniziatica. Essa è cioè…destinata a propiziare e sviluppare le
realizzazioni a carattere spirituale proprie a ciascun componente. Si tratta,
poi, di una catena improntata da particolari caratteri di attività,
consapevolezza e individualità” (Istruzioni di catena, vol. 2 di Introduzione
alla Magia, op. cit., p. 37).
Nello
specifico, la commistione tra Magia, Alchimia, Cabala e Misteriosofia ebbe non
solo risvolti documentali, con nel caso della traduzione simbiotica, il
commento univoco di testi sacri come il mithriaco Papiro magico di Parigi, come
i Versi Aurei di Pitagora, come il testo alchimico del Pharmaco Catholico, in
cui un sapere condiviso permise la comprensione di iscrizioni e di indicazioni
operative. In tale ottica è possibile rendersi conto di come le riflessioni
antroposofiche di Leo (Giovanni Colazza) possano esser state utilizzate tanto
da Evola, quando dai pitagorici Parise e Reghini, quanto dal kremmerziano
Abraxa (Ercole Quadrelli) e da altri collaboratori. Operativamente, un Giulio
Parise, alto rappresentante del ramo pitagorico e pagano in Ur, oltre Arturo
Reghini, ha potuto svolgere un altissima lezione di attribuzione cabalistica
nel saggio “Le parole di Potenza e i caratteri degli enti” (in Ur 1927), o in
“Istruzioni di Magia Cerimoniale” (Ur 1927) in cui compare l’invocazione
dell’Arcangelo Solare riferito da Pietro d’Abano e consigliato da Kremmerz ai
novizi nella pratica primaverile del rito d’Ariete, a cui fece riferimento
anche Reghini. Similmente Abraxa (il kremmerzinao Ercole Quadrelli) ne “La Nube
e la Pietra” (Krur 1929) in riferimento al rito fece un esplicito rimando alle
pratiche ascetiche del pensiero di Steiner o alle similari prescrizioni
pitagoriche sulla conoscenza della percezione sensoria ed altri molteplici
esempi sono possibili.
Le
vicissitudine personali, le diatribe interne frantumarono la compagine
iniziatica nel giro di soli due anni, con la trasformazione nel 1929 di Ur in
Krur, in cui, sempre sotto la direzione di Evola, rimasero antroposofi ed
ermetisti, ma non più i pitagorici come Reghini e Parise. In questo nostro
approfondimento, nelle sue diverse parti, non ci occuperemo del cosiddetto
gossip esoterico o della più degna storiografia: studiosi più qualificati di
noi, come Fabrizio Giorgio in “Roma Renovata Resurgat” (Edizioni Settimo
Sigillo) hanno chiarito quanto si doveva.
A noi
preme fornire al lettore un’indicazione di prospettiva sul senso pragmatico ed
allo stesso tempo interiore che il riferimento ad Ur possa ancora avere 90 anni
dopo. Lo faremo nelle successive parti di questo speciale, analizzando
sinteticamente le 3 grandi scuole esoteriche che parteciparono ad Ur, non
dimenticandoci di Evola ovviamente. Ci preme ora ed infine sottolineare come il
dominio dell’Alta Magia, come lo intesero nel Gruppo di Ur, si esplicitò quale
Scienza al servizio della fabbricazione teurgica dell’Io Divino, con una
comprensione interna e profonda, una Scuola Integrale (detta alla Kremmerz) al
servizio del ritrovamento della eroica pietra di Ermete, del risveglio della
primordiale spiritualità della Tradizione di Occidente: ” Come se dinanzi ad un
esperto auriga in un buon terreno stesse pronto un tiro di puri sangue ed egli
vi salisse su e prendendo redini e frusta lo guidasse rapidamente dove vuole,
cos’ anche tu devi cercare di realizzare un rapporto analogo con la tua mente,
con il tuo animo e il tuo corpo” (Abraxa, La preparazione del caduceo ermetico,
vol. 1 di Introduzione alla Magia, op. cit., p. 181).
L.
Valentini
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